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Posts tagged ‘call center’

(Sopra)Vivere nel call center #10

14 gennaio, 2012 | | No Comment

I “corretti”

Era ormai inevitabile, Renchi stava dando i numeri. Presto sarebbe diventato un’altro dei “corretti” all’interno del lager/call center. Ogni quindi minuti emette un urlo di sfogo, come se fosse una vecchia locomotiva a vapore.
Mi sarebbe dispiaciuto se lui avesse subito una “correzione”.

Sarà meglio spiegare meglio cosa sto scrivendo.

I “corretti” son gli operatori usciti di senno a cui è stata applicata una “correzione”.

L’ultimo a diventare tale è stato pochi giorni fa, Germano.
Dopo essersi lanciato dalla finestra e caduto sulla rete anti-suicidi, fu preso dal Controllo Genuinità ed avviarono la procedura standard di “correzione” applicata a molti come lui, la lobotomia.
Ora era uno zombie affamato di contratti.
«Signora sono della truffaldini associati…» Parlava trascinando le parole «Da oggi… Può avere il vantaggio di pagare le telefonate da casa mediante cervelli umani…»

Poi ci stavano i gemelli Crazo, due gocce d’acqua, identici in tutto e per tutto.
Quando iniziarono a lavorare erano persone normali, con i loro hobby, il loro giro di amicizie ed altro ancora. Erano strani pure all’epoca con i loro capelli arruffati e gli occhi spiritati, ma simpatici.
Dopo due settimana fu necessario applicargli un’unica camicia di forza per farli stare fermi mentre gridano ed inveiscono contro i clienti.
«Pronto casa Mini?» chiese calmo Anselmo mentre Antonio lo depulcificava con la mano libera.
«Sì? Mi dica.»
«CONGRATULAZIONI! LEI HA VINTO LA POSSIBILITÀ DI PEGGIORARE LA SUA SITUAZIONE FINANZIARIA CON LA SCONVENIENTE “TARIFFA PERDO TUTTO!” SI ATTIVI ORA COSÌ SARÀ FELICE PER SEMPRE!»
Si dice che le loro urlano possono arrivare sino a 2km di distanza da dove emesse.

Poi ci stava Sibilla l’aggressiva.
Era una ragazza solare, gentile con tutti e dolce prima di metter piede dentro all’inferno.
La leggenda vuole che dopo solo un’ora di lavoro fosse uscita di senno e dovettero applicare dei catenacci alla sua postazione per farla stare immobile, altrimenti avrebbe aggredito tutti e impedito di lavorare.
«Pronto? Chi è?» Rispondeva la povera vittima della sclerata.
«Attivati subito la promozione “lacrime e sangue” perché ti conviene! Hai capito che ti conviene? Eh? Attivala! ATTIVALA! Altrimenti vengo lì e ti mangio i figli se ce li hai, se no mangio te! Attiva “lacrime e sangue”! ATTIVA!!!» Di solito tra una parola e l’altra seguono urla di minacce di morte.
Da notare: è una top sellers per quanto intimorisce i clienti.

Infine ci sta il team “lobo”.
La loro storia è antica quanto il call center stesso. La prima squadra ad aver lavorato all’inferno. Il miglior team di sempre, tutti top sellers. Mai un’assenza, mai una lamentela, i migliori.
Un giorno il loro team leader Vanessa la rossa va dal capo a fare una semplice e piccola domanda.
«Visto che siamo i migliori da sempre capo, perché non darci un aumento di 1,5 euro l’ora?» domandò con un sorriso pieno e allegro, era una bellissima donna dai capelli rossi e occhi verdi.
«Ma sicuro, domani avrete il vostro aumento!»
Il giorno dopo l’intero team fu lobotomizzato, leader compresa, con la paga ridotta all’osso e senza alcuna provvigione riconosciuta.
Si dice che siano stati rinchiusi dentro un sotterraneo a lavorare ed escono solo di notte a mangiare cervelli umani…

(Sopra)Vivere nel call center #9

8 gennaio, 2012 | | 3 Comments

La stalker – Parte III

Era finalmente arrivato. Quel giorno tanto atteso e agognato era giunto. Dopo 148 ore di orario continuato non-stop era giunta la fine di tutte le nostre sofferenze terrene.

La stalker andava via!

Dopo una lunga e interminabile settimana, fatta di vessazioni, persecuzioni, punizioni mentali e afflizioni senza fine, lei, la strega maledetta, tornava al suo vecchio team.

Grande era la gioia tra tutti noi.
Renchi era uscito completamente pazzo, ma aveva riacquistato la sanità mentale quando gli dissero che non ci sarebbe più stata lei.
Castaldi non chiudeva più occhio da due giorni, era fisso ed immobile davanti alla sua postazione, un’automa parlante che non rispondeva agli stimoli esterni in alcun modo. Solo quando gli ricordammo che andava via riacquisto il lume della ragione.
Io ed Anna ci salvammo grazie ai nostri occhiali da sole specchiati. Facevamo finta di lavorare mentre invece dormivamo quando quella strega perseguitava altri. Eravamo più che felici che andava via.
Germano era un caso disperato, continuava a ripetere «presto tutto questo finirà, presto tutto questo finirà, presto tutto questo finirà.»

«Schiavi!» mai parola fu così sublime da l’essere chiamati schiavi dalla nostra capomastinodonna «sono tornata, vi sono mancata in questi giorni?»
«Sì!» Rispondemmo tutti in coro, qualcuno sì era inginocchiato, come se fosse apparsa un angelo salvatore.
«Ne sono davvero felicissima! Proprio tantissimo! Oggi ho pure ricevuto una bellissima notizia!»
In molti tra noi erano con le lacrime agli occhi, l’incubo stava finendo per tutti.
«Oggi» continuò «sono stata promossa! Da team leader son diventata Capo Estorsore!» Applaudì per autocompiacersi, noi ingenuamente la seguimmo euforici.
«Quindi uno di noi sarà promosso a team leader?» chiese Colberti speranzoso.
«Ma certo che no! Anzi ci saranno licenziamenti e riduzione di paga dalla prossima settimana, ma in compenso io son stata promossa e non mi occuperò più di voi!» Fece un sorriso pieno di felicità.
Iniziammo ad aver paura.
«Ma allora… Chi sarà il nostro nuovo team leader?» chiese ancora Colberti.
«Ma ovvio no? Lei!» Indicò la stalker «dato che le vendite sono incrementate con lei allora si è deciso…»
«Nooooo! Lei no!!!» Germano inizio a gridare isterico strappandosi i capelli «Basta! Basta!!!» Corse verso la finestra per buttarsi, ma si era dimenticato che da due anni era stata messa una rete per evitare i suicidi.
«Ecco un’altro da lobotomizzare» sospirò il capomastinodonna «comunque è stato deciso così: lei sarà la vostra nuova team leader e il suo vecchio team sarà sacrificato secondo le antiche usanze azteche. Hanno fatto una vendita in meno questo mese, imperdonabile.»
«Già… Un vero peccato…» commentò con voce stridula la stalker «ma ora ho un nuovo team tutto per me! Forza a lavoro sciagurati! Dobbiamo fare mille vendite entro oggi!» seguì una risata gelida.

Tornammo ai nostri cubicoli, alle nostre piccole bare, prossimi alla pazzia e alla disperazione più nera.

(Sopra)Vivere nel call center #8

15 dicembre, 2011 | | 1 Comment

La fortuna dell’operatore

Dentro il campodiconcetramento/call center esistono regole ferree a cui ogni schiavo/operatore deve attenersi per evitare eventuali punizioni.

Come prima cosa però deve esserci una precisazione legata al contratto di somministrazione. Questo fuori dal campo ha valore, ma dentro è diverso.
«Hei, non potete fare questo, nel contratto ci sta scritto che dobbiamo fare pausa» disse una volta un novellino.
«Ah sì? Sei nuovo tu, sicuramente hai il contratto con te ora, vero? Fammi vedere dove ci sta scritto questo e farete pausa» chiese un arcigno team leader.
«Certo! Ci sta scritto qua!» Uscì il contratto da una borsa e glielo porse mostrando la parte interessata «proprio qui, dopo la dicitura che possiamo distribuire il lavoro come vogliamo.»
L’uomo arcigno prese il contratto, fece finta di leggerlo per poi strapparlo in mille pezzi «il contratto non vale una cippa qui dentro! E ora lavora prima che ti faccia bollire vivo in sala mensa! Vendi!»

Quando si arriva a capire che noi povere amebe schiave non avremo mai un sindacato o qualcuno che ci proteggerà dal male assoluto dei nostri oppressori, un tempo uguale a noi poveretti, inizia la corsa alla sopravvivenza e si apprendono le crudeli regole non scritte:

– Ogni Team Leader ha regole sue personali per come gestire il team. Che siano punizioni corporali, omissioni di stipendio, somministrazione di psicofarmaci o costrizioni di orario continuato sino alla sfinimento non importa, bisogna vendere!

– Tu schiavo/operatore sei fortunato a lavorare lì perché fuori nel mondo esterno non esistono altre alternative, quindi è vietato parlare male del tuo meraviglioso posto di lavoro a norma dove tutti son felici e sorridenti come folletti irlandesi ubriachi.

– E’ vietato non vendere. Se non vendi non produci, se non produci sei un peso, se sei un peso sei da buttare e se sei da buttare sei inutile, anche se in periodi precedenti hai fatto grandi vendite o sei stato l’uomo del mese. Non devi esserlo una sola volta, ma sempre!

– L’azienda ha sempre ragione. I team Leader hanno sempre ragione. Quelli del controllo genuinità hanno sempre ragione. Tu sei sempre nel torto e ti vien fatto il favore di lavorare lì. Sentiti fortunato per questo!

«Hei Ignota.»
«Dimmi Castaldi, parla a bassa voce se no ci sentono» gli bisbigliai io.
«Hai fatto la domanda per fare il bidello ieri in una scuola fatiscente?»
«Sì, ma mi han chiesto soldi per lavorare.»
«E quindi?» Chiese perplesso.
«Quindi non se n’è fatto alcunché, non avevo i soldi per lavorare insomma.»
«Cavolo, meno male che possiamo lavorare qui almeno.»
Sospirai «meno male…»

(Sopra)Vivere nel call center #7

2 dicembre, 2011 | | No Comment


La Stalker – Parte II

«Ora siamo spacciati per sempre!» esclamò rassegnato Castaldi.
Da inguaribile ottimista che ero avrei voluto dire il contrario, ma la presenza della Stalker nel nostro team mi fece desistere.
«Castaldi hai detto qualcosa?» Chiese la maligna team leader «se hai detto qualsiasi cosa lo sai che a me la puoi dire» lo puntava come fa un lupo verso un agnello.
«No no, io non ho detto niente.»
«Sicuro? Allora sono io che sento le voci. Sono pazza secondo te?»
«No no» stava diventando ansioso «volevo dire che non ho detto niente di rilevante, stavo pensando tra me e me.»
«Ah certo, pensi tra te e te, giusto» stava per andare via, di scatto però si voltò di nuovo verso di lui faccia a faccia «e cosa stavi pensando? Dimmi.»
«Eh… Che ora faremo più vendite di prima con te!» Vedevo una goccia di sudore scendergli dalla tempia.
Nel mentre succedeva tutto questo io stavo compilando un foglio per una vendita avvenuta, provavo ad ignorare la cosa.
«Bravissimo Castaldi, questo è lo spirito giusto! Continua così!» di nuovo se ne stava andando con un sorriso sulle labbra. Fatti due passi tornò veloce di nuovo su di lui «Ma allora la tua precedente team leader era una incompetente?»
L’ansia era ora visibile, tremava «no no, anzi! Anche lei è bravissima!»
«Sì però mi hai detto che ora con me farete più vendite di prima, quindi vuol dire che prima non facevate tante vendite» quel tono di voce stridulo era angosciante «allora mi fai pensare che forse la colpa era sua. Vuoi che lei sappia questo?»
Se il capomastinodonna tornava e veniva a conoscenza di una cosa del genere per Castaldi era la fine. Poteva togliergli ore di lavoro e vendite effettuate. Senza contare le centinaia di frustate che poteva dargli mentre abbaiava come una pazza.
Il mio collega prese un profondo respiro «V-Voglio dire che prima io non ero così tanto bravo come lo sono ora, non è mica c-colpa sua.»
«Sì, certo, hai ragione» sembrava convinta «meglio continuare a vendere ora.»
«Sì, assolutamente!» Senza alcun indugio riprese a lavorare chiamando numeri su numeri. Per sua fortuna risposerò alla sua prima chiamata, appena in tempo per evitare che lei tornasse con uno dei suoi assurdi dubbi.
«Ignota secondo te il tuo collega lavora bene?» Chiese a me con tono alto per farsi sentire tutti.
«Capo scusa» dissi con tono calmo da veterano, sapevo come uscire fuori da situazioni complicate «sto prendendo i dati di una vendita, dopo devo chiamare tre mie attese per delle Tutti Conigli Tanti Pensieri con pagamento in anime» a quelle parole sì placò, stavo lavorando, ma per essere sicuri che mi lasciasse in pace aggiunsi altro «so che Renchi è in difficoltà, credo abbia molti dubbi.»

Tempo due secondi netti era dalla parte opposta dello scantinato ad azzannare Renchi.
«Renchi… Ti trovi bene qui?»

Mors tua vita mea.

(Sopra)Vivere nel call center #6

27 novembre, 2011 | | 1 Comment

La Stalker – Parte I

«Presto! Scappiamo Saverio!»
Due operatori correvano lungo i corridori cercando un buco dove nascondersi.
«Di qua Antonio, di qua!» Saverio aprì la porta del bagno per gli uomini «qui lei non ci troverà.»
«Ne sei sicuro? E’ un mostro quella.» erano col fiatone per la corsa.
«Proviamoci.» Entrarono e rimasero in attesa.
Saverio guardava dal buco della serratura per essere sicuro di scamparla. Passò una figura magra e bassa, aveva un naso aquilino con un neo prominente sulla punta e dei capelli rossi unti. Questa si guardò intorno per poi passare avanti.
«Sì, è andata via la Stalker, siamo salvi» disse a bassa voce mentre l’altro tirava un sospiro di sollievo.
La porta d’improvviso si aprì «Ah! Eccovi qui sfaticati!» urlò la Stalker con fare maligno mentre il vento faceva svolazzare i suoi capelli.
Una smorfia di terrore e paura sì disegno sul viso dei due mentre gridavano per la disperazione «Nooooooooo! Vogliamo tornare a casa! Noooooo!»

«Ignota, hai saputo di Saverio e Antonio? Del team della Stalker?»
«No, cosa gli è successo?» chiesi a Castaldi dopo aver concluso una vendita.
«La loro team leader li ha trovati mentre tentavano di tornare a casa dopo la fine del turno.»
«Oh no, non sono riusciti a scappare, poveracci» ero davvero rammaricato per loro. Quella team leader era tremenda, era famosa in tutto il call center.
«Già» si voltò verso l’altro collega di cubicolo «hei Germano, posso chiederti una cosa?»
Lui si tolse le cuffie «dimmi, cosa c’è?»
«Tu hai lavorato con la Stalker, com’è?»
Iniziò a respirare ansioso «p-perché me lo chiedi?»
«Per sapere com’è» aggiunsi io «noi abbiamo sempre lavorato con il capomastinodonna.»
«E siete stati fortunati!» con tono concitato «quella è un mostro! Lei vive qui dentro e pretende che i suoi operatori facciano lo stesso. Controllava ogni singola parola che ci dicevamo. Se tornavamo a casa lei alle sei del mattino ti chiamava per chiederti se tornavi a lavoro, anche di domenica e se stavi male. Ti ossessiona in ogni istante, dentro e fuori di qui. O vivevi come voleva lei o ti perseguitava sino all’inverosimile» era visibilmente agitato.
«Hei calmati, non c’è lei ora Germano» Castaldi dicendo così tentò di tranquillizzarlo «abbiamo solo una team leader fissata con le frustate e che abbaia» ridemmo a questa sua battuta. In fondo c’era andata bene.

«Schiavi! Basta parlare! Devo darvi una comunicazione!» iniziò a gridare il nostro capomastinodonna mentre agitava in aria la frusta «Sarò assente per una settimana da lavoro, causa depulcificazione impellente» iniziò a grattarsi «sarò sostituita da una nostra carissima e amatissima team leader.»
In quel momento Germano divenne pallido in volto «no….» Tremava, gli occhi sgranati per la paura, divenne pallidissimo.
«Ciao a tutti sfaticati» disse con tono stridulo la Stalker «sarò la vostra nuova amata team leader.»
«Nooooooo!» Urlò il mio collega. Nel terrore si alzò di scatto per scappare via scontrandosi contro un muro senza volerlo. Cadde a terra.
«Oh guarda chi c’è, Germano» disse il mostro sopra di lui «ci divertiremo un mondo insieme» seguì una risata gutturale surreale.

Un nuovo incubo era iniziato.

(Sopra)Vivere nel call center #5

24 novembre, 2011 | | No Comment


La pazzia di Cornelia

E’ molto dura la vita di un operatore. Tentare e ritentare di vendere contratti su contratti non è facile. Ricevere continui no, insulti, incazzature ed altro ancora da potenziali clienti è davvero frustante.
Tutto questo può portare alla pazzia.

«Hei Ignota, hai sentito di Cornelia?»
«No, cos’è successo?» domandai al mio collega Castaldi.
Si guardò intorno, come per dirmi un segreto «dicono che sia diventata pazza, prova a vendere a chiunque gli capiti a tiro di voce.»
Conoscevo Cornelia di persona. Era una brava ragazza, dagli occhi verdi e i capelli corvini, i modi gentili e posata. Prima di entrare in quella bolgia aveva da poco finito il liceo col massimo dei voti. Doveva andare all’università, ma non poteva permettersela.
«Dai, spero che stai scherzando.»
«Non sto scherzando, è vero, è diventata pazza.»
«Letteralmente pazza, davvero» aggiunse Anna, stava nel cubicolo dietro di me «ricordate quando aveva bisogno di soldi per pagare le spese mediche a sua madre?»
«Sì me lo ricordo» rispose Castaldi.
«Ecco» continuò Anna «da allora iniziò a fare doppi turni, a vendere senza sosta, superando pure le soglie del bonus per tre mesi di fila anche.»
«Ah però, brava Cornelia» commentai io.
«Pausa caffè!» urlò il capomastinodonna «e sbrigatevi a prendere questo caffè, avete dieci minuti d’aria!»

Invece di andare come sempre in sala relax, andai in cortile. Lì di solito c’era il team di Cornelia, desideravo parlargli. Era seduta vicino al cancello elettrificato del complesso. Trovai strano vedere i suoi colleghi distanti da lei, ammassati.
«Hei Cornelia!»
Lei si voltò lentamente, era come la ricordavo, bella ma con delle occhiaie in più.
«Ciao Ignota! Come stai? Tutto bene?» mi sorrise come faceva sempre.
«Tutto bene, ultimamente il lavoro però è più stressante del solito.»
«Sì, come ti capisco. E’ dura a volte vendere» fece una breve pausa sospirando «Sai noi della Truffaldini Associati diamo ai nostri clienti un pacchetto agevolatissimo per chiamare in tutto il mondo spendendo la modica cifra di cinque paperelle come scatto alla risposta per chiamate illimitate!»
Rimasi un attimo interdetto «eh… Si questo lo so… E’ il pacchetto Paperelle Senza Pensieri.»
«Esatto! Vedo che anche tu conosci i nostri prodotti! Cosa aspetti! Attivati con noi!» era euforica, con gli occhi sgranati e un sorriso stampato in faccia.
Capì che per l’ennesima volta dovevo salvarmi dai mille pericoli di quel call center infernale.
Fu un colpo di fortuna l’arrivo di Renchi. Mi aveva seguito per parlarmi dell’episodio dell’altra volta.
«Hei Ignota hai un minuto?» Domandò con tono stanco.
Di scatto faccio un passo di lato indicando il mio sfortunato collega «lui è più interessato di me!»
«Benissimo!» disse ad alta voce la pazza «venga con noi, si attivi ora e solo ora Paperelle Senza Pensieri! Con un contributo mensile di venti paperelle potrai avere chiamate illimitate verso tutti e…» Era un fiume in piena. Cornelia iniziò a parlare come una macchinetta per macinare il caffè. Ormai lui era in trappola. L’operazione macina cervello era iniziata.
Io lentamente, senza farmi notare, mi allontanai con passo felpato.

Dopo venti minuti Cornelia la pazza si fermò «allora si attiva?»
«Sì…» rispose Renchi a mo’ di zombie «mi attivo ora…»
Con un sorriso diabolico e gli occhi spiritati lei continuò la vendita «Benissimo stimatissimo signor Renchi!»

(Sopra)Vivere nel call center #4

21 novembre, 2011 | | 2 Comments

Come salvarsi dal Controllo Genuinità

Quando uno dei temibili operatori del Controllo Genuinità scende nell’immenso scantinato/bolgia-infernale, dove lavorano gli operatori/schiavi senza sosta urlando offerte folli, non è mai una buona cosa. Tutti, dal pivellino appena adescato al veterano rassegnato, sanno di poter esser vittime di punizioni senza senso.

Era vestito come un comune mortale, blue jeans e felpa bianca da mimetizzazione urbana. Mentre scendeva le scale ci guardava tutti come se eravamo un gregge di pecore e lui il lupo cattivo.
Lentamente si avvicinò a Renchi, un novellino che da poco aveva superato il periodo di deviazione, uno mezzo addormentato. In faccia era pieno di brufoli ed aveva una voce acuta e stridula. Il controllore invece era bello lindo e profumato con la voce roca.
Lo puntò dritto negli occhi «tu sai vero come si effettua una registrazione, vero?»
«Certo» rispose Renchi come se fosse tutto normale «si chiede carta d’identità, codice fiscale e numero di costrizione» quelli vicino a lui se la stavano dando a gambe per la paura.
«Sai… Poco fa ho chiamato una tua cliente» iniziava ad alzare la voce «e mi ha dato un codice di costrizione diverso da quello che tu hai scritto!» Lo indicò con l’indice accusatorio.
«E quindi?»
«E quindi?!» Diventò rosso in faccia, un misto di rabbia e compiacenza sadica «quindi ora vieni nella sala torture e ti prendi le tue cinquanta frustate come punizione! Tu sei il peggio di questa azienda! Ameba! Tu vuoi distruggerla! Scrivere un codice errato significa un mancato pagamento! Volevi che tutti quanti noi ci rimettessimo soldi! Ammettilo Ignota!»
Renchi non si smosse né si impaurì «Ma io mi chiamo Renchi, Ignota è quello che lavora dietro di me» mi indicò. Io salutai con la manina tremante vedendomi chiamato in causa.
Ci furono alcuni secondi di silenzio, tutti gli operatori guardavano la scena perplessi. In quel piccolo lasso di tempo mi passò tutta la vita davanti. Il controllore guardò prima me e poi Renchi.
«Lo so che ha sbagliato! So chi è Ignota stupido! Ti pare che sono il tipo di persona che sbaglia? EH?»
«Non so… Io…» Cominciò a confondersi.
Io colsi la palla al balzo per salvarmi «Assolutamente no signore! Voi non sbagliate mai!»
Renchi non aveva capito cosa stava succedendo.
«Esatto Ignota! Noi non sbagliamo mai! Mai! Tu potevi correggere Ignota! E lo hai fatto?! Eh! Lo hai fatto? Rispondi!»
Renchi iniziò a balbettare «N-no, non l-lo corretto signore.»
«Esatto! Non lo hai corretto né prima né dopo! Potevi risparmiarmi la discesa qui e invece no! Hai voluto che io scendessi!»
Renchi tremava come una foglia dalla paura. Gli operatori commentavano la scena per salvarsi la pelle.
«Io corrego sempre quello che mi sta accanto.»
«Sì anche io! Lo faccio sempre!»
«Io poi sono il primo a dire agli altri di controllarmi.»
«Secondo me dovremmo controllarci anche di più!» Aggiunsi io.
«Non verrò licenziato vero?» chiese con tono di supplica Renchi.
«No…» da bestia infuriata il sadico folle si trasformò in angioletto con tono paternale «ti daremo solo cinquanta frustate e poi tornerai a lavoro.»
«Sì, s-sì, grazie, la prossima volta controllo tutto, sì sì.»
«Fai attenzione però, la prossima volta rischi l’evirazione, non è bello essere costretti ad evirare, lo sai…»
«Sì, non è bello evirare sì…»

Dopo che Renchi fu portato fuori dallo scantinato tutti noi tirammo un sospiro di sollievo, tornammo a lavorare il doppio di prima.
Il mio vicino di cubicolo iniziò a pregare per Renchi. Non per la sua salvezza, ma nella speranza che sia sempre lui ad essere frustato.

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