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(Sopra)Vivere nel call center #6

27 novembre, 2011 | | 1 Comment

La Stalker – Parte I

«Presto! Scappiamo Saverio!»
Due operatori correvano lungo i corridori cercando un buco dove nascondersi.
«Di qua Antonio, di qua!» Saverio aprì la porta del bagno per gli uomini «qui lei non ci troverà.»
«Ne sei sicuro? E’ un mostro quella.» erano col fiatone per la corsa.
«Proviamoci.» Entrarono e rimasero in attesa.
Saverio guardava dal buco della serratura per essere sicuro di scamparla. Passò una figura magra e bassa, aveva un naso aquilino con un neo prominente sulla punta e dei capelli rossi unti. Questa si guardò intorno per poi passare avanti.
«Sì, è andata via la Stalker, siamo salvi» disse a bassa voce mentre l’altro tirava un sospiro di sollievo.
La porta d’improvviso si aprì «Ah! Eccovi qui sfaticati!» urlò la Stalker con fare maligno mentre il vento faceva svolazzare i suoi capelli.
Una smorfia di terrore e paura sì disegno sul viso dei due mentre gridavano per la disperazione «Nooooooooo! Vogliamo tornare a casa! Noooooo!»

«Ignota, hai saputo di Saverio e Antonio? Del team della Stalker?»
«No, cosa gli è successo?» chiesi a Castaldi dopo aver concluso una vendita.
«La loro team leader li ha trovati mentre tentavano di tornare a casa dopo la fine del turno.»
«Oh no, non sono riusciti a scappare, poveracci» ero davvero rammaricato per loro. Quella team leader era tremenda, era famosa in tutto il call center.
«Già» si voltò verso l’altro collega di cubicolo «hei Germano, posso chiederti una cosa?»
Lui si tolse le cuffie «dimmi, cosa c’è?»
«Tu hai lavorato con la Stalker, com’è?»
Iniziò a respirare ansioso «p-perché me lo chiedi?»
«Per sapere com’è» aggiunsi io «noi abbiamo sempre lavorato con il capomastinodonna.»
«E siete stati fortunati!» con tono concitato «quella è un mostro! Lei vive qui dentro e pretende che i suoi operatori facciano lo stesso. Controllava ogni singola parola che ci dicevamo. Se tornavamo a casa lei alle sei del mattino ti chiamava per chiederti se tornavi a lavoro, anche di domenica e se stavi male. Ti ossessiona in ogni istante, dentro e fuori di qui. O vivevi come voleva lei o ti perseguitava sino all’inverosimile» era visibilmente agitato.
«Hei calmati, non c’è lei ora Germano» Castaldi dicendo così tentò di tranquillizzarlo «abbiamo solo una team leader fissata con le frustate e che abbaia» ridemmo a questa sua battuta. In fondo c’era andata bene.

«Schiavi! Basta parlare! Devo darvi una comunicazione!» iniziò a gridare il nostro capomastinodonna mentre agitava in aria la frusta «Sarò assente per una settimana da lavoro, causa depulcificazione impellente» iniziò a grattarsi «sarò sostituita da una nostra carissima e amatissima team leader.»
In quel momento Germano divenne pallido in volto «no….» Tremava, gli occhi sgranati per la paura, divenne pallidissimo.
«Ciao a tutti sfaticati» disse con tono stridulo la Stalker «sarò la vostra nuova amata team leader.»
«Nooooooo!» Urlò il mio collega. Nel terrore si alzò di scatto per scappare via scontrandosi contro un muro senza volerlo. Cadde a terra.
«Oh guarda chi c’è, Germano» disse il mostro sopra di lui «ci divertiremo un mondo insieme» seguì una risata gutturale surreale.

Un nuovo incubo era iniziato.

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