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I Consigli di Ignota #6

1 gennaio, 2012 | | 2 Comments

Buoni propositi

L’anno nuovo è appena iniziato, quindi bisogna essere carichi di buoni propositi per affrontare l’ondata di m***a imminente. E non a caso uso la parola “ondata” insieme al francesismo “m***a”, perché tutt’ora siam solo all’inizio di ciò che a breve ci sommergerà tutti noi piccole cavie di laboratorio.

Primo proposito buono: Basta credere di meritarsi tutto questo!
E’ la cosa che odio di più. Sì, abbiamo fatto degli errori, tanti errori, però siamo stati presi in giro da sempre ed arrivato il momento di finire questo gioco.

Secondo proposito buono: Incazzarsi di più!
Perché parliamoci chiaro, un uomo incazzato può fare di più di un esercito di pecore spente e belanti.

Terzo proposito buono: Essere onesti!
Non solo con gli altri ma sopratutto con se stessi. Non mentiamoci più, se una cosa non piace bisogna dirlo subito. Non si può andare avanti sperando che altri dicano per noi quello che non va. Nessuno lo farà poiché anche loro sperano in questo.

Quarto proposito buono: Resistenza infinita!
Resistere è la parola magica. Bisogna resistere a quello che verrà evitando così di affogare. Una persona forte non può nulla se non sa resistere.

Quinto proposito buono: Fai quello che senti di fare!
Perché anche se le cose vanno a male, se senti di volerti divertire oppure di sfogarti, vuol dire che hai bisogno di farlo.

P.S. Attenzione a seguire ciecamente questi buoni propositi, potrebbero non piacere a chi è abituato ad essere trattato come un privilegiato.

Felice anno nuovo a tutti!

Diario di Ignota #3

24 dicembre, 2011 | | No Comment

Letterina per Babbo Natale

Caro Babbo Natale
Quest’anno è stato un anno di schifo.

Non c’è lavoro per alcuna persona. La gente si ammazza per i debiti e nessuno ne parla. Chi dice di volere il bene del paese ci bastona come se fossimo degli asini dicendo «è per il tuo bene figliolo».

Dove abito io il comune ha deciso, senza dir nulla a nessuno e facendo tutto di nascosto, di far pagare cinquanta euro in più nella bolletta dell’enel così da risanare i costi per la gestione dei rifiuti, un regalo per tutti i cittadini insomma.

Il prezzo di ogni cosa, dal pane sino alla benzina, è aumentato e i soldi diminuiscono. Al lavoro nel call center in un mese ho guadagnato ben 140 euro che spenderò per comprarmi gli occhiali da vista dopo le sei ore giornaliere passate davanti ad un monitor.

Comunque caro Babbo scusa il mio piccolo sfogo, hai molto da fare lo so.
Ho molti desideri, tipo un lavoro, una casa mia, la salute e farmi una famiglia. Ma lo so che non puoi darmi queste cose, in fondo sono un egoista a volere tutte queste cose.
Quindi ti chiedo gentilmente di regalare ad altri quello che voglio io, una vita come tutti a chi ha bastonato e sta bastonando questo paese, così capiscono cosa cazzo vuol dire sentirsi presi in giro e disperarsi a fine mese perché non riesce a tirare avanti buttando ogni giorno lacrime e sangue.

P.S. Buon Natale a tutti

L’opinione di Ignota #6

20 dicembre, 2011 | | No Comment


Mercato degli schiavi

Questa mattina stavo guardando la tv mentre facevo colazione. Niente di anomalo in questo, mi piace vedere qualcosa d’interessante su La7.
Una cosa ha attirato la mia attenzione durante un dibattito su coffee break, nello specifico due parole messe assieme di uso ormai comune per tutti:

Mercato del Lavoro

Analizziamo le due parole:

-Mercàto [mer’kato]
s.m.
1 sm
luogo in cui convengono compratori e venditori per contrattare determinati prodotti
2 sm
complesso delle contrattazioni svolte da compratori e venditori
3 sm
[spregiativo] traffico, commercio illecito

-Lavóro[la’voro]
s.m.
1 sm
l’azione del lavorare e il prodotto così ottenuto
2 sm
l’occupazione retribuita
3 sm
l’azione degli agenti naturali
4 sm
un imbroglio; un maneggio; un guaio
5 sm
{fisica} spostamento di una forza lungo la sua retta di azione

Io leggendo queste definizioni sono arrivato ad una mia personale conclusione.

Non può e non deve esserci un mercato del lavoro!

Il lavoro non è un prodotto da vendere, non è un servizio elargito sotto pagamento.
Si sta diffondendo l’idea che il lavoratore sia un prodotto su cui investire, dove si può contrattare come se fosse un tappeto in un mercato marocchino per l’acquisto.

Il tuo lavoro è troppo dispendioso? Costi troppo? Non verrai comprato!
Se invece il tuo lavoro costa due soldi, ti accontenti di poco, sei così flessibile da riuscire a metterti a 90° allora sarai comprato e quindi potrai lavorare.

Il lavoro serve per vivere, non per diventare prodotti in vendita!
Perché se costi troppo non sarai comprato, quindi non potrai vivere.
L’idea stessa di costo del lavoro pure è sbagliata! Proprio per questi motivi.

Togliamoci dalla mente queste parole, mercato e costi, legate alla parola lavoro.

Il lavoratore non è un oggetto, è un essere umano.

Fonte dizionario: http://www.dizionario-italiano.it/

L’opinione di Ignota #5

17 dicembre, 2011 | | No Comment


In questo mondo di sardex

Crisi?
Niente lavoro?
Niente soldi?
Suicidi di massa nel nord-est Italia?
Governo che non paga?

Chi ci salverà da tutto questo?

I sardi!

Incredibile ma vero!
Nella magica terra sarda è stato studiato un sistema ad hoc per facilitare le imprese nel loro lavoro.
E’ un po’ come il caro buon vecchio baratto, ma diverso nella sua applicazione.

In pochi sanno, e forse nessuno nel continente, della creazione di questa moneta virtuale, il Sardex!
Questa moneta esiste e non esiste allo stesso tempo.
Le imprese aderenti a questa iniziativa pagano altre imprese con sardex, fanno rete, collaborano tra di loro.

Ma in cosa consiste?
La sua semplicità è così unica che un economista laureato alla bocconi, massone e abitante nella città stato della city di Londra dove decidono le sorti del mondo per proprio mero interesse non ci arriverebbe mai.
Esempio:
Impresa A ha bisogno di n.20 uova, impresa B vende 20 uova per 200 sardex. A compra queste 20 uova con 200 sardex, ma il sardex come abbiamo detto non esiste, quindi ripagherà B con l’equivalente di questi 200 in merci, ad esempio l’equivalente in benzina del corrispettivo.

Io credo che con questo sistema l’economia malata, non solo dell’Italia, ma di tutto il mondo potrebbe risanarsi e spiccare il volo per dare un bel calcio agli attuali banchieri, politici ed economisti veri fautori della crisi.
I sacrifici che ci vengono chiesti in questi giorni sono per me davvero inutili.

Se lo stato e le banche vengono a mancare, la cosa migliore è iniziare a fare rete e contare sulle persone.

Fonti:
– http://www.libreidee.org/2011/12/sardex-moneta-virtuale-per-leconomia-piu-antica-il-baratto/
– http://www.ilpost.it/2011/12/17/aziende-crediti-stato-60-miliardi/
– http://www.linkiesta.it/cameron-ha-difeso-goldman-sachs-e-non-gli-inglesi

(Sopra)Vivere nel call center #8

15 dicembre, 2011 | | 1 Comment

La fortuna dell’operatore

Dentro il campodiconcetramento/call center esistono regole ferree a cui ogni schiavo/operatore deve attenersi per evitare eventuali punizioni.

Come prima cosa però deve esserci una precisazione legata al contratto di somministrazione. Questo fuori dal campo ha valore, ma dentro è diverso.
«Hei, non potete fare questo, nel contratto ci sta scritto che dobbiamo fare pausa» disse una volta un novellino.
«Ah sì? Sei nuovo tu, sicuramente hai il contratto con te ora, vero? Fammi vedere dove ci sta scritto questo e farete pausa» chiese un arcigno team leader.
«Certo! Ci sta scritto qua!» Uscì il contratto da una borsa e glielo porse mostrando la parte interessata «proprio qui, dopo la dicitura che possiamo distribuire il lavoro come vogliamo.»
L’uomo arcigno prese il contratto, fece finta di leggerlo per poi strapparlo in mille pezzi «il contratto non vale una cippa qui dentro! E ora lavora prima che ti faccia bollire vivo in sala mensa! Vendi!»

Quando si arriva a capire che noi povere amebe schiave non avremo mai un sindacato o qualcuno che ci proteggerà dal male assoluto dei nostri oppressori, un tempo uguale a noi poveretti, inizia la corsa alla sopravvivenza e si apprendono le crudeli regole non scritte:

– Ogni Team Leader ha regole sue personali per come gestire il team. Che siano punizioni corporali, omissioni di stipendio, somministrazione di psicofarmaci o costrizioni di orario continuato sino alla sfinimento non importa, bisogna vendere!

– Tu schiavo/operatore sei fortunato a lavorare lì perché fuori nel mondo esterno non esistono altre alternative, quindi è vietato parlare male del tuo meraviglioso posto di lavoro a norma dove tutti son felici e sorridenti come folletti irlandesi ubriachi.

– E’ vietato non vendere. Se non vendi non produci, se non produci sei un peso, se sei un peso sei da buttare e se sei da buttare sei inutile, anche se in periodi precedenti hai fatto grandi vendite o sei stato l’uomo del mese. Non devi esserlo una sola volta, ma sempre!

– L’azienda ha sempre ragione. I team Leader hanno sempre ragione. Quelli del controllo genuinità hanno sempre ragione. Tu sei sempre nel torto e ti vien fatto il favore di lavorare lì. Sentiti fortunato per questo!

«Hei Ignota.»
«Dimmi Castaldi, parla a bassa voce se no ci sentono» gli bisbigliai io.
«Hai fatto la domanda per fare il bidello ieri in una scuola fatiscente?»
«Sì, ma mi han chiesto soldi per lavorare.»
«E quindi?» Chiese perplesso.
«Quindi non se n’è fatto alcunché, non avevo i soldi per lavorare insomma.»
«Cavolo, meno male che possiamo lavorare qui almeno.»
Sospirai «meno male…»

Diario di Ignota#2

14 dicembre, 2011 | | 2 Comments

Se lo fai diventi cieco

E’ ufficiale.

Per non rischiare di perdere definitivamente la vista sono stato costretto a lasciare il mio prestigioso lavoro al call center.

Questa decisione è stata sofferta e ponderata. Dopo aver constatato che a pochi metri di distanza non riuscivo a focalizzare bene un’insegna luminosissima di un tabacchino, e sopratutto dopo aver fatto alcune prove qua e là, ho ritenuto opportuno evitare di stare sei ore giornaliere davanti ad un pc a vendere.

In attesa di una visita di controllo da un oculista, che possibilmente non voglia spennarmi, userò molto, ma molto meno il personal computer.

Questa sarebbe la seconda volta che ci rimetto in salute per il lavoro.
La prima però fu molto, ma molto dolorosa.

P.S. Ovviamente non abbandonerò la rubrica dedicata al magnifico mondo del call center (che se non si era capito son storie inventate di sana pianta prendendo spunto dalla realtà).
Continuerò a scrivere ancora, vista permettendo.

I consigli di Ignota #5

6 dicembre, 2011 | | No Comment

Be light

Oggi ho l’ispirazione per un’altro dei miei consigli sinceri e spassionati.

Prendila leggera.

Leggero è il vestito migliore, cantava Ligabue, ed aveva ragione in questo, nella sua canzone ovviamente.

Sì leggero, fai scivolare tutto via. Non dannarti troppo. Le cose stanno così, lasciale così.

Il leggero è simile in parte all’ignorante (argomento trattato nei miei precedenti consigli), ma ha una differenza: il leggero può sapere e rimanere sempre com’è.

Per il leggero conoscere o meno le cose non cambia. Lui vive senza pesi addosso, senza responsabilità. Non né vuole e non se ne farà mai carico. Vivrà in leggerezza sempre.
Se le cose andranno male lui sorriderà e continuerà ad andare avanti.

Ammetto di far parte, non del tutto però, a questa categoria. Sono un leggero ed indosso il mio vestito migliore che nessuno mai potrà comprare in un negozio.

Ma non solo io son così, molti e molti altri lo sono, anche sopra i quarant’anni. Non si curano di chi gli sta attorno, se vivono bene o male.
Gli affari interessanti son solo quelli personali. Tutti gli altri son meri crucci. E seppure poi questi meri crucci peseranno, il leggero non ci farà caso ed andrà avanti seguendo la sua strada.

P.S. Come sempre non prendetemi sul serio. Spero di non aver sbagliato la citazione su Ligabue

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