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Archive for ‘Esempi di Storie’ category

Crea una storia, Crea un legame

7 aprile, 2017 | | No Comment

Creare una storia è molto semplice, creare un legame lo è altrettanto.

Prima, o poi, nella tua vita hai avuto la necessità di raccontare una storia.

Per esempio a lavoro, quando hai spiegato come sono andate determinate circostanze in una data situazione. Raccontare una storia lì è servito a spiegare gli avvenimenti successi.

Quando eri piccolo raccontavi, io mal volentieri, com’era andata a scuola e cos’era successo.

Ho un ricordo piacevole di mia madre che, con tanta ironia, mi chiedeva se c’erano stati morti e feriti…

Con gli amici e le amiche non ne parliamo, è un continuo raccontare cos’è successo e come sono andate le cose.

La tua storia, il tuo legame

Ti sei accorto di cosa ho fatto poco fa sopra? Proprio qualche riga sopra.

Rileggi su mia madre e sulla sua battuta.

Anche quelle due righe sono una storia.

E non una storia così, bensì una mia storia personale che ti permette di conoscermi meglio. Ho costruito un piccolo ponte tra me e te.

È piccolo, lo so. Comunque è un inizio dove possiamo avere un dialogo.

Ti invito a fare lo stesso. Crea un ponte, un legame. Crea una tua storia personale, magari pure preimpostata da usare più volte quando conosci una persona nuova.

L’ideale è raccontare il primo episodio personale che ti viene in mente mentre stai chiacchierando.

Certo, è meglio evitare di raccontare quegli imbarazzanti incidenti che possono succedere in bagno. Quelli è meglio lasciarli perdere…

Una storia non è per forza un racconto lungo. Anche una breve frase va benissimo.

Un’altro mio esempio personale:

“Quando avevo 20’anni mi addormentai ad un collocquio di lavoro per colpa della notte brava con i miei amici”

Al di là del fatto che non ci si deve addormentare ad un collocquio di lavoro (non farlo, credimi, è come per l’esempio del bagno), una o due frasi su di un fatto sono una storia.

Racconta la tua storia, bastano poche parole.

Antonio Alfiere

www.antonioalfiere.com

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Storytelling… Questo sconosciuto

6 aprile, 2017 | | No Comment

È arrivato il momento d’introdurre l’argomento, a molti sconosciuto, principale del blog: lo storytelling.

“Ok, grazie per l’informazione inutile, ora raccontami la storia del giorno.”

No dai, non è inutile. Anzi, tutt’altro.

Da un po’ di anni a questa parte in giro per internet gira questa parola ai più strana e sconosciuta.

Condivide quasi lo stesso destino del “Copywriting” e “Copywriter”. Per chi non lo sapesse il copywriting è “scrivere per vendere”.

Mi fermo qui sulla spiegazione di questa attività, che io nel mio piccolo studio perché mi piace molto, perché su internet se ne sentono di tutti i colori a riguardo.

Storytelling: una breve spiegazione

Story = storia (chiamatemi capitan ovvio da ora in poi)

Telling da to tell = raccontare

Storytelling = il racconto di una storia, raccontando una storia

Storyteller = quello che racconta la storia, il racconta storie

Il mio inglese maccheronico finisce qui. In caso ho sbagliato a scrivere la traduzione sommaria di qui sopra fammelo sapere.

Raccontare storie è un’attività insita nell’essere umano. Tutti noi lo facciamo, vuoi per un motivo o per un altro.

Stai raccontando della tua ultima vacanza? Stai facendo storytelling.

Stai raccontando dell’ultima tua disavventura? Stai facendo ancora storytelling.

Stai spettegolando sull’ultimo episodio successo a quell’antipatica della tua vicina che non si fa i cavoli suoi? Stai facendo del pettegolezzi-telling.

Questa disciplina è tanto facile quanto naturale per tutti.

Da qualche parte del mondo, comunque, l’hanno trasformata in una professione. Ed ecco che compaiono il digital storytelling, brand storytelling, corporate storytelling, ecc.

Hanno tutti in comune una certa base: raccontare storie.

Le storie avvicinano gli altri. Quando ad esempio tu racconti una tua storie personale, bella o brutta che sia, avvicini l’interlocutore a te.

Più punti in comune la storia ha con il pubblico che hai di fronte, più loro, chiunque essi siano, si sentiranno vicini a te.

È uno strumento da non sottovalutare.

Racconta la tua storia.

Antonio Alfiere

www.antonioalfiere.com

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La difficoltà nello stare al calduccio

4 aprile, 2017 | | No Comment

La difficoltà nello stare al calduccioIl telecomando che cancella le difficoltà

Lo so, è molto bello stare al calduccio. Certe volte non mi alzerei dal letto per niente al mondo. Il più delle volte quando mi sveglio non riesco ad alzarmi, mi riaddormento subito.

Mi piacerebbe molto avere un telecomando speciale: premo un tasto e zac! Ecco che per magia compare quello che volevo, tipo televisore.

Servono soldi? Premi un tasto e arrivano.

Vuoi andare alle Canarie? Premi un tasto e il letto si sposta alle Canarie.

Vuoi una festa indimenticabile? Premi un altro tasto e voilà, ecco la tua festa.

Bello vero?

No, per niente!

Hai presente il film “Una Settimana da Dio”?

Ecco, immagina di avere gli stessi poteri del protagonista.

Come per l’esempio sopra sarebbe molto bello, giusto?

Sbagliato, sarebbe la peggior cosa che ti potesse capitare.

La storia di Roberto che non voleva affrontare le difficoltà

Ti racconto una storia.

Roberto era un ragazzo molto svogliato e voleva molte cose dalla vita: una nuova macchina, una nuova ragazza, un appartamento nuovo ecc.

Un giorno di primavera si svegliò di soprassalto nel sonno. C’era un esserino strano, di colore verde e rosso, che gli parlò:

«Ti regalo 3 desideri in cambio della fatica che avresti speso per realizzarli.»

Riluttante e perplesso, Roberto non capiva bene cosa stesse succedendo. Era un po’ restio a parlare a esseri rossi e verdi che gli comparivano all’improvviso così.

«Dai, andiamo. Puoi avere quell’auto che ti piace tanto subito, basta che esprimi il desiderio.»

«Senza doverla pagare?» Chiese con sospetto.

«Senza nemmeno lavorare.»

Al solo pensiero che non doveva più lavorare, Roberto accetto!

«Voglio la macchina dei miei sogni, la ragazza che vedo alla fermata dell’autobus come mia compagna e una casa nuova!»

«Subito!»

L’esserino schioccò le dita e Roberto cadde di nuovo nel sonno.

Al suo risvegliò scoprì di stare dentro una casa nuova, bellissima. Il letto era più grande e accanto a lui c’era la ragazza dei suoi sogni.

Balzò all’in piedi esultante per la gioia e si affacciò alla finestra: una ferrari rosso fuoco era davanti a lui.

Senza pensarci due volte uscì fuori e fece una corsa con la nuova auto. Correva lungo le strade con grande velocità. Era l’uomo più felice del mondo.

Non per molto…

Oro amaro

I mesi successivi per Roberto furono un inferno in terra.

L’auto consumava molto in benzina. Doveva spendere un sacco di soldi che non aveva per potersi spostare. In più il costo dell’assicurazione voleva non uno, ben due occhi della sua testa e non poteva permettersela.

Per non parlare dell’incidente che aveva avuto correndo lungo le strade. Non era esperto in macchine di grossa cilindrata.

La bellissima ragazza che aveva sempre desiderato aveva un carattere impossibile. Non ci aveva mai parlato in vita sua, l’aveva solo vista alla fermata dell’autobus.

Lei lo rimproverava che non si faceva capire e che non la capiva. Come poteva stare con uno che la conosceva a malapena e non sapeva del suo passato? Che non sapeva quali cose la facevano stare bene e quali male? Impossibile vivere insieme.

Dopo un anno Roberto dovette vendere la macchina per pagare i debiti che aveva accumulato. Non aveva mai avuto un’entrata di denaro adeguata per sostenere le spese dei suoi desideri.

La ragazza lo lasciò da solo e lui, con nulla in tasca, si ritrovò con una casa in procinto di pignoramento.

La felicità dell’esserino rosso e verde

Passati tre anni, Roberto incrociò per strada una ferrari rossa, uguale a quella che aveva sempre desiderato.

Mentre era imbambolato ad ammirarla, dal finestrino esce fuori la testolina dell’esserino rosso e verde.

«Roberto! Amico mio, come stai?»

«Tu! Mi hai rovinato la vita!»

«Io? Io ti ho solo dato quello che volevi tu in cambio delle tue fatiche. Sali che ti voglio parlare.»

Di nuovo riluttante come la prima volta, lo guardò con sospetto.

«Tranquillo» sorrise, «stavolta voglio solo parlarti per spiegarti cos’è successo.

Salito in macchina i due partirono a grande velocità.

«Mi hai fatto vivere un inferno! Stupido mostriciattolo bizzarro!»

«No, non sono stato io. Sei stato tu mio caro.»

«Io? Come ho fatto a rendermi la vita un inferno?»

«Ti racconto come ho passato questi bellissimi 3 anni prima, così capirai. Dopo il tuo desiderio mi sono risvegliato a casa tua. Tu non avevi molti soldi e allora io non ce li avevo. Per poter comprare un’auto di grossa cilindrata e una casa bellissima avevo bisogno di soldi. Per fare i soldi dovevo lavorare, così per un anno ho lavorato sotto le dipendenze di una persona. Il secondo anno mi sono messo in proprio ed ho aperto la mia azienda. Con molte difficoltà, dormivo poche ore al giorno, ho tirato avanti cercando di lavorare bene e guadagnare molto. Ho faticato molto a lavoro e al terzo anno ho comprato quest’auto.

Due anni fa ho conosciuto una ragazza bellissima che stava ferma alla fermata dell’autobus. I primi giorni parlavamo del tempo e delle giornate. Poi abbiamo parlato di delle nostre vite private e ci siamo conosciuti. Abbiamo avuto i nostri alti e bassi, ha il suo bel caratterino. ci ho messo un po’ a capire cosa gli piaceva e cosa la faceva arrabbiare, così come lei. Non mi sono arreso dopo ogni litigata e abbiamo continuato a convivere insieme.

Domani ci sposiamo, vuoi essere il mio testimone di nozze?

«No!»

«Va bene, ho una proposta per te…»

La strana proposta

«Di che cosa si tratta?»

«Facile, ti rimando alla tua vita di prima. Sai, quando mi sono presentato a te mentre dormivi, ricordi?»

«Certo che mi ricordo quando mi hai fregato la mia vita! Ti sei preso quello che volevo io!»

«No» continuò l’esserino, «io ti ho dato quello che volevi in cambio delle difficoltà che avresti dovuto affrontare per ottenerle.»

«E quindi mi stai dicendo che mi sono rovinato da solo perché non volevo affrontare problemi e fatiche?»

«Esatto!»

«Io ti strangolo!» Si lanciò verso di lui per afferrarlo al collo.

L’esserino in tutta risposta fece una frenata brusca. Roberto sbatté contro il cruscotto.

«No, non ci siamo proprio mio caro amico. Sono qui per restituirti quello che mi hai dato.»

«E che cosa vuoi in cambio?» in cambio voglio avere subito quello che ho dato a te.

«Un’auto di lusso, una bella ragazza e una casa nuova?» Chiese perplesso.

«Certo. Ora so come tenermi stretta una bella ragazza, come sostentare le spese di un’auto di lusso e come vivere dentro una bella casa. In questi tre anni di fatiche e problemi ho imparato molto. Tu che cosa hai imparato Roberto?»

«A non fidarmi degli esseri verdi e rossi»

«Allora, ci stai allo scambio?»

«Ci sto, restituiscimi le mie fatiche.»

Gli occhi di Roberto si chiusero all’improvviso.

La nuova vecchia vita

Roberto si svegliò nella sua vecchia casa sua.

Non era sicuro di aver vissuto tre anni d’inferno o di aver fatto un lungo e brutto incubo.

Come ogni giorno andò alla fermata dell’autobus per dirigersi a lavoro.

C’era sempre lei, la bellissima ragazza che gli piaceva molto. Non aveva mai pensato a parlarci perché si scocciava e aveva paura di fare una brutta impressione.

Quel giorno cambiò idea scambiò due parole con lei.

Al lavoro, invece di fare lo svogliato come sempre, si diede da fare. La cosa fece meravigliare i suoi colleghi e datore di lavoro.

Dopo un po’ di tempo le chiacchierate con la bella ragazza si fecero più profonde e personali. Aveva scoperto che lei aveva paura delle api e questo lo faceva ridere.

Un anno dopo lasciò il suo lavoro e si mise in proprio. Sapeva che avrebbe dovuto affrontare grosse difficoltà e, nonostante la paura che ne provava, decise d’intraprendere l’impresa.

Nello stesso periodo iniziò la convivenza con Clara, la ragazza della fermata.

Anni dopo poté comprarsi finalmente la sua amata ferrari per tornare nella sua bellissima casa dove l’aspettava la donna dei suoi sogni.

Conclusione

Adesso faccio come un maestro delle elementari ai suoi alunni:

«Che cos’hai imparato da questa storia?»

Rispondo io per te:

1 – Meglio che smetto di bere, altrimenti scriverò pure io storie senza senso come questa;

2 – Mi piace farmi del male, ho letto tutto quanto fino a qui, è un record!

3 – Potevo impiegare meglio il mio tempo invece di starmene davanti a questo monitor.

Scherzi a parte, ho improvvisato questa storia giocando sul personaggio di Roberto.

Ero partito, da principio, di voler scrivere una storia sulle difficoltà e su come sono utili nella vita.

Mi auguro di averti lasciato qualcosa d’importante.

Anche un sorriso divertito mi sta più che bene.

Alla prossima storia.

Antonio Alfiere

www.Antonioalfiere.com

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Continua L’Esempio del Viaggio: Jon & Danny

3 aprile, 2017 | | No Comment

Continua L’Esempio del Viaggio: Jon & Danny

Scrivendo questa continuazione dell’esempio di Viaggio Dell’Eroe, con i nostri protagonisti Jon e Danny, ho avuto un problema.

Quando sono davanti ad un monitor per scrivere una storia, certe volte ho una difficoltà: esco fuori dal seminato.

All’inizio della storia ho un obbiettivo ben specifico. In seguito, man mano che scrivo, ho l’impressione di uscire fuori dal percorso che mi ero prefissato.

Sarà per colpa dell’improvvisazione?

Improvvisare è un buon modo per scrivere, avendo come schema delle piccole regole basilari.

Il mini, microscopico, racconto di questi giorni segue queste piccole regole basilari.

Jon & Danny – Parte 2/2

Preoccupazioni

Tornando a casa Jon si mise a rimurginare per l’indomani. I suoi compagni di scuola lo prendevano spesso in giro a scuola, così lui li evitava facendo l’antipatico. Non voleva essere additato e preso in giro, l’ultima volta era andato in escandescenza litigando con tutti.

Preso dalle sue preoccupazioni guardò Danny, come a cercare conforto. Il cagnolino in tutta risposta si mise a pancia in su per farsi accarezzare.

Per Jon non era proprio il caso di giocare in quel momento, doveva prepararsi per l’indomani. Fuori dalle mura della scuola era tutto diverso.

Il pomeriggio del giorno dopo lui e Danny erano davanti all’entrata del parco comunale. Come il giorno precedente, Jon guarda il suo cagnolino preoccupato. Questo abbaio mentre gli saltellava addosso per fare le feste.

«Certo che tu sei di grande aiuto sai?»

Fece un gran respiro ed andarono dietro il grande gazebo.

Una Giorno Per Jon

Al contrario di quanto si aspettava, nessuno lo prese in giro. Fece squadra con Sam e altri due compagni di scuola che detestava. Giocavano contro altri 5 di una diversa sezione.

Con 4 giocatori contro 5 la partita era destinata ad essere molto difficile.

Danny faceva da spettatore. Ogni volta che Jon prendeva la palla gli abbaiava contro e faceva le feste. Rincorreva pure la palla quando usciva fuori il campetto.

Dopo un’ora a rincorrere la palla, decisero di finire lì la partita: 8 gol segnati per la squadra di Jon contro i 7 degli avversari, avevano vinto.

Per festeggiare la vittoria Sam invitò tutti a casa sua a mangiare qualcosa, compreso Danny.

Arrivati a casa parlarono del più e del meno. Bevevano bevande gassate e mangiavano dolci comprati al supermercato prima.

L’ultima cosa che Jon non si aspettava era di passare un pomeriggio a ridere e scherzare con i suoi odiatissimi compagni di scuola. Danny faceva le feste a tutti, anche a Sam che aveva provato a lanciarlo via tanti giorni fa.

Jon, quando tornò a casa, pensò alla giornata trascorsa.

«Sai Danny, forse non son tutti così antipatici come credevo.»

Danny rispose appoggiando il suo muso sulle sue gambe. Faceva così quando voleva le carezze dietro le orecchie.

Piccole Scelte

Nei giorni successivi, Jon decise che non sarebbe stato più nel suo solito angolino in classe: Voleva stare in mezzo ai suoi nuovi amici.

In un primo momento sembrava che tutto andava bene, ridevano e scherzavano.

Ad un certo punto qualcosa andò storto.

«Avete vinto la partita nonostante Jon il portasfortuna e siete ancora vivi?» chiese uno di quei compagni che lo prendeva di solito in giro.

Jon sentì di nuovo quella sensazione che gli partiva dallo stomaco e gli saliva su in testa. Era un misto di rabbia e mortificazione.

Avrebbe voluto lanciargli contro Danny per farlo prendere a morsi.

Ma Danny non era lì quella mattina.

«Perché non vieni questo pomeriggio e giochi contro di me?» chiese Jon in tono di sfida.

«Sì, gioca contro di noi» aggiunse Sam.

«Dai, ti diamo due gol di vantaggio» rincararono la dose gli altri due compagni di squadra.

Il compagno, vedendo come lo fissavano per sfidarlo, disse: «magari un’altro giorno. Oggi devo andare dal dentista.»

Tutti si misero a ridere per la risposta.

Jon era diventato meno antipatico e giocava spesso all’aria aperta con Danny. Aveva una sua piccola cerchia di amici perché non gli andava spesso di socializzare. Sognava ancora di diventare un programmatore di videogiochi, magari di un gioco sul calcio.

Concludendo

Per scrivere questo mini racconto in due parti ho usato le fasi del Viaggio dell’Eroe. Sono state degli ottimi spunti per poter elaborare un testo così piccolo.

Ho anche pensato e ripensato a quale sarebbero state le difficoltà del protagonista, le sue paure.

Ti chiedo di scrivere, tramite commento, email, piccione viaggiatore o altro, la tua opinione e sopratutto: ti ha lasciato qualcosa dentro di te?

Mi auguro di sì.

Antonio Alfiere

www.antonioalfiere.com

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Esempio di Viaggio dell’Eroe: Jon & Danny

30 marzo, 2017 | | No Comment

Esempio di Viaggio dell’Eroe: Jon & Danny

Eccoti un piccolo esempio di come ho utilizzato il Viaggio dell’Eroe per creare una mini storia.

Tieni presente una cosa: è improvvisata sul momento, tenendo conto delle varie fasi del viaggio e degli archetipi più comuni.

Per ogni stazione ho scritto una specie di mini paragrafo.

Mi auguro che apprezzi le storie per “bambini”.

La prossima volta scrivo un mini racconto horror o di fantascienza, giuro.

Jon & Danny – Parte 1/2

Chiuso in una stanza

Jon era un ragazzino antipatico, chiuso nel suo mondo sotterraneo di giochi da nerd anni ’80. Aveva pochi amici perché non gli piaceva socializzare. Sognava un giorno di diventare un programmatore di videogiochi mentre sfogliava le riviste di donnine succinte.

Quella mattina di ottobre uggiosa non ci voleva proprio. Un violento temporale stava per buttare a terra Jon mentre andava a scuola. Deviò dal suo solito percorso entrando in un vicolo per cercare riparo. Non si accorse della presenza di un cagnolino.

Era sporco, bagnato ed emanava un odore che Jon mal sopportava. La bestiolina saltò addosso a lui per giocare. Lui in tutta risposta lo cacciò via. Non sopportava la presenza di altri esseri umani, figuriamoci quella di un cane randagio.

Nei giorni successivi il cagnolina cercava Jon, anche quando gli urlava contro di andare via. Disperato, chiese aiuto alla madre.

«Non so come fare, mi viene sempre addosso.»

«Prova a mettergli un guinzaglio e portalo in un altro posto.» Rispose con calma e naturalezza, «fallo domani all’uscita da scuola.»

Il giorno dopo il ragazzo lego il collare al cagnolino e si incammino verso il parco comunale. Lì era un buon posto per lasciarlo, lontano da casa sua.

Antipatico contro bullo

Al’entrata del parco c’era il bullo della sua classe, Sam Pewhort. Più alto e più grosso di lui, era stato bocciato due volte.

«Hei scemo, cosa ci fai qui?»

«Non sono affari tuoi Pewhort, lasciamo stare.»

«Hei, questo è il mio parco, tu non puoi ent…»

Nemmeno il tempo di concludere la frase che il cagnolino, seppure di modesta statura, gli morse la gamba destra.

Il nostro Jon era indeciso su che cosa fare.

Sam prese il piccolo cane e sembrava che voleva sbatterlo contro il cancello, ma venne fermato prima da Jon con un pugno sullo stomaco.

Mentre il mal capitato Sam era a terra, il nostro eroe insieme al suo cagnolino scappavano a casa.

Seppure con grande riluttanza e controvoglia, chiese a sua madre:

«Posso tenerlo in casa? Mi dispiaceva lasciarlo.»

«Sì, a patto che ti prenda cura di lui ogni giorno. Come si chiama?»

«Eh… Beh… Danny! Si chiama Danny.»

Da quel giorno in avanti Jon si prese cura di Danny. Ogni settimana gli faceva il bagno e ogni giorno uscivano insieme, anche quando pioveva.

A scuola il bullo Sam non accennava proprio all’episodio del parco e Jon faceva lo stesso: erano in una tacita pace.

Quando un giorno i nostri due amici tornarono al parco, c’era ancora l’alto e grosso suo compagno di scuola.

«Jon, scusa per quella volta, non credevo che picchiavi così forte.»

Jon, sorpreso da quella richiesta di scuse, rispose: «Non fa niente. Danny non si è fatto male.»

«Perché non vieni con me domani a giocare a calcio? Ci siamo quasi tutti della classe.»

All’improvviso una strana sensazione assale Jon. La stessa strana e fastidiosa sensazione che aveva quando era davanti a molte persone, come nelle recite di fine anno. Per fortuna lì non faceva il protagonista.

«Domani a quest’ora?» Chiese non facendosi vedere agitato.

«Sì, siamo di là, oltre il gazebo.»

«Ok.»

Il Viaggio continua…

Per vari motivi (ovvero non avevo voglia di stare ancora davanti al pc perché devo fare altre commissioni) lascio in sospeso a questo punto.

Con molta probabilità scriverò anche una specie di critica ed analisi di questa minuscola storia.

Ci sarà un evidente conflitto d’interessi facendo così..?

Il Viaggio dell’Eroe di Danny continua nella prossima puntata!

Stay connected.

Antonio Alfiere

www.Antonioalfiere.com

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