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Archive for maggio, 2017

I difetti aiutano le storie: 1° Parte

29 maggio, 2017 | | No Comment

I difetti aiutano le storie: 1° Parte

Tutti odiano i difetti.

Nessuno sopporta il chiaccherone che parla sempre degli affari suoi, o vuole quella persona irritabile che basta un niente per farlo sobbalzare in aria; nessuno ama quell’antipatico che si comporta in maniera così acida da essere chiamato yogurt e così via.

Eppure i difetti sono una parte importante delle storie. Senza difetti non c’è un personaggio caratterizzato. Non cisarebbero personaggi memorabili, come Deadpool o Luke Skywalker con la sua “innocenza” e “inesperienza”.

Lo so, sono due esempi da nerd, comunque rendono l’idea.

La maggior parte delle storie, sopratutto i romanzi, sono incentrati sull’evoluzione del protagonista e dei personaggi. Il viaggio che viene raccontato è, infatti, il motivo di cambiamento.

Seguimi e scopri come usare il Viaggio dell’Eroe, e le sue varie tappe, con un personaggio “difettoso”.

I difetti aiutano: esempio

  • Eroe: Jerry (come il gatto di Tom & Jerry)
  • Difetto: presuntuoso
  • Domanda: cosa gli potrebbe accadere di tragico e inaspettato in base al suo difetto?

Il furto dell’impiegato Jerry

Mondo Ordinario

Jerry era un impiegato di banca che trattava male i clienti con il suo comportamento. Sicuro di tenere tutto in pugno e sotto controllo, viveva con la sensazione di stare al di sopra degli altri. Anche con i suoi parenti e amici era così. Spesso litigava con Luisa, la fidanzata, perché credeva di avere sempre ragione.

Richiamo all’Avventura

Un giorno si presentò davanti allo sportello un vecchio dalla barba lunga e dagli occhi azzurri e spiritati [Il Messaggero]. Con fare strambo e la voce rauca, chiedeva come mai dal suo conto mancavano dei soldi che lui non aveva preso e minacciava di denunciarlo. Jerry, con il suo fare saccente, gli dimostrò che tutto era in regola e lui si sbagliava di grosso.

Rifiuto del Richiamo

L’eroe non prestava molta attenzione a quello che gli aveva detto il vecchio. Se ne prendeva gioco e faceva battute con i suoi amici di quanto era pazzo e strambo. Aveva sbagliato lui, come si dimostravano i conti. Sicuro che andava tutto bene, continuava a vivere le sue giornate come sempre, a trattar male i clienti e litigare con Luisa.

L’Incontro con il Mentore

Un mese dopo l’arrivo del vecchio, Luisa lo sveglia nel cuore della notte. Gli intima di seguirla perché gli avevano comunicato una terribile notizia: qualcuno si stava fingendo lui e stava rubando soldi dalla banca. Lei sapeva cosa fare e perché stava succedendo [Il Mentore].

Varco della Prima Soglia

Riluttante per la notizia, Jerry credeva fosse uno scherzo. Cambiò idea quando il campanello di casa suonò: era la guardia di finanza [Guardiani della Soglia]. Collegò le parole del vecchio di mesi fa, con quelle di Luisa e le forze dell’ordine fuori. Chiese consiglio a lei: «Vai in bagno ed esci dalla finestra. Io intanto li distraggo. Ci vediamo a casa di Mario, il tuo collega. Sbrigati!»
Con l’adrenalina che gli pompava nel cuore, Jerry usciva dalla finestra del bagno e correva a casa di Mario.

Prove, alleati, nemici

Stremato e col fiatone, Jerry entrava a casa di Mario [L’imbroglione]. Incredulo su quello che stava succedendo, chiedeva spiegazioni al suo collega. In tutta risposta lui iniziò a ridere facendo molto rumore.
«Amico, stanno cercando di farti fuori da 3 mesi e te ne accorgi soltanto ora.»
«E perché vogliono farlo? Che cosa ho fatto di male per meritarmelo?»
«Dici a parte trattare come delle pezze vecchie tutti quanti? A me non me ne importava proprio sai? Sono le 5 del mattino ora, mentre aspettiamo Luisa ti va una birra?»

3 ore dopo Luisa entrava a casa di Mario….

Continua nel prossimo post

Stai sintonizzato sul sito, mi raccomando!

Non so nemmeno io come andrà a finire.

Dedicato alle tue storie

www.AntonioAlfiere.com

Esercitazione di scrittura 004: C’era una leggenda…

22 maggio, 2017 | | No Comment

Esercitazione di scrittura 004: C'era una leggenda...Esercitarsi sulla scrittura serve, eccome se serve.

Sono un fervente sostenitore della pratica costante. Nessuna pratica? Nessun lavoro completato.

E non vale che devi avere l’ispirazione per scrivere. Stephen King ha sempre visto il suo lavoro come un artigiano, non come un artista che va alla ricerca della perenne ispirazione. Lo puoi leggere sul suo famoso libro “On Writing”, questo è il link –>http://amzn.to/2ryQaqS. Quindi niente scuse, fai pratica.

Dato che la scrittura libera, il flusso di coscienza, può essere dispersiva, è meglio usare una linea guida.

Ti propongo adesso, come nelle precedenti esercitazioni (link), un esercizio preso da una pagina di un sito internet.

La pagina è –> http://writingexercises.co.uk/firstlinegenerator.php. L’idea è quella di scrivere una short story, storie di massimo 7.500 parole, usando una “Random First Line Prompts”, ovvero “Richieste casuali prima linea” (grazie google translate per questa traduzione sommaria).

Dato che sono pigro, molto pigro, andiamo sulle very short story, usiamo un massimo di 500 parole.

Seguimi, utilizza anche tu questa prima linea casuale:

“There was a legend about the well in the garden”

Tradotto da google translate:

“C’era una leggenda sul pozzo nel giardino”

Un sentito grazie agli sviluppatori del traduttore online, senza di voi non avrei potuto divertirmi a fare queste follie in rete.

Il pozzo di Bulworth

C’era una leggenda sul pozzo nel giardino dei Bulworth. Una leggenda che William Bulworth voleva dimenticare per sempre.
La gente di Canterbury ne parlava quando smettevano d’impicciarsi negli affari altrui, sorseggiando una birra nera al pub oppure bevendo una tazza di té con le bisbetiche vicine di casa. Talvolta ne parlavano sottovoce perché nessuno potesse avere informazioni in più del dovuto. In molti erano interessati a quella storia.
Si raccontava che il padre del giovane William avesse seppellito lì dei lingotti d’oro dopo una rapina, svelando a lui come recuperarli dal pozzo di casa. In molti credevano a questa storia. Infatti i primi tempi dopo la morte di Sam Bulworth erano stati strazianti per il figlio. Non per il dolore della perdita del padre Sam, bensì per le persecuzioni che ricevette.
Il povero William venne perseguitato da tutti. Il giorno stesso del funerale di suo padre venne interrogato da sua zia Susie, davanti alla salma del defunto. Una volta un poliziotto lo arresto per un futile motivo per ricattarlo; lui non sapeva niente e si beccò tre giorni in cella.
La madre Sarah, disperata e col cuore lacerato, non era in grado di difenderlo in alcun modo.
Quando si sparse la voce che il povero figlio orfano di padre non sapeva niente di quel tesoro, William era già lontano, trasferitosi a più di 100 km di distanza.
Vent’anni dopo, William tornò a Canterbury. Non per piacere, non per rivedere i suoi vecchi compagni di scuola e aguzzini. Tornò a casa per il funerale dell’anziana madre.
Fu una morte tragica e molto strana: era caduta dentro al pozzo nel giardino.
Williamo non prestò alcuna attenzione alle dicerie che ne seguirono. C’era chi diceva che lei aveva scoperto dov’era l’oro, chi diceva fosse uscita pazza e chi invece voleva suicidarsi.
Le dicerie non si fermarono per giorni, rafforzate da un elemento in più: il pozzo era stato murato dalla morte di Sam.
Perché allora Sarah Bulworth ha rotto la muratura a colpi di piccone e poi si è caduta lì?
Nessuno lo sapeva, né tanto meno importava a William.
Il giorno prima di consegnare la casa di famiglia ai nuovi inquilini, i Jonhson di Londra, il nostro sfortunato eroe si sedette sulla vecchia panca di legno davanti al suo letto, attaccata alla parete.
Che stress quegli Jonhson, non hanno fatto altro che parlare della vecchia leggenda e dell’oro. Non vedeva l’ora di andare via.
Mancava solo un particolare per andare via da quel postaccio. William voleva portare via quella panca, dove da piccolo giocava a carte con suo padre.
Il legno era fracido, pieno di buchi da tarme e con le vite ormai spanate. Dovette usare la forza per strapparlo da quella parete.
Dopo svariati tentativi, riuscì a staccarla tirandola per poi cadere per terra. Rialzatosi fece una scoperta che lo lasciò fermò e immobile, come la salma di un morto:
“3 passi dal pozzo verso la siepe, 11 verso casa e scava. Non dare retta al foglio che ho lasciato dentro il mio vecchio abito da sposo, è la storia che ho raccontato al mio socio per non dargli nulla. Lascio tutto a te mio piccolo William.”
La scritta era incisa sul legno, nascosta per anni e anni dalla vecchia panca di legno.
William iniziò a sentire qualcosa nello stomaco che saliva fin sopra la testa. Impiegò svariate ore per realizzare di avere dei lingotti d’oro nascosti nel suo giardino.
Anni dopo c’era  ancora una leggenda sul pozzo nel giardino dei Bulworth. La gente di Canterbury né parlò per molto tempo. Erano in tanti a chiedersi come raggiungere il fondo del pozzo e recuperare l’oro del fu Sam Bulworth.

Scrittura conclusa, tocca a te adesso

Sì, dico a te. Esercitati anche tu.

Non è difficile, richiede circa 30 minuti del tuo tempo.

Anche meno se scrivi veloce a macchina.

E non esitare a criticare quanto ho scritto: le critiche costruttive aiutano a migliorare nella scrittura, quindi fanne e dammi una mano.

Dedicato alle tue storie

Antonio Alfiere

www.antonioalfiere.com

Esercitazione di scrittura 03: il cane e il profumo

15 maggio, 2017 | | 2 Comments

Esercitazione di scrittura 03: il cane e il profumoQuesta esercitazione di scrittura è anche una sfida per te. Voglio vedere dove riesci ad arrivare.

L’esercizio è il seguente (da http://www.chaoticshiny.com/wegen.php):

“Write for at least 5 minutes about a malfunction, a dog, and a perfume bottle.”

Tradotto per chi non mangia l’inglese:

“Scrivi almeno 5 minuti circa un malfunzionamento, un cane e una bottiglia di profumo.”

Vuoi partecipare anche tu?

Utilizza quest’applicazione online: https://writer.bighugelabs.com/welcome. Editor di testa minimale. In ogni sessione puoi impostare i minuti, quante parole e caratteri che vuoi scrivere. Spesso scrivo utilizzando questo applicativo.

In alternativa utilizza un qualsiasi cronometro, imposta 5 minuti e via con la scrittura veloce.

Il cane profumato

Nella citta di Franlin nessuno era al sicuro.

Dopo il terribile disastro della fabbrica dei robot da manutenzione, tutto era cambiato. Quelle cose che una volta aiutavano il prossimo, volevano fare del male e tutti si nascondevano nella desolazione notturna.

Soltanto di giorno si poteva uscire di casa…

…E questo il piccolo Eddy, un cane barboncino non lo sapeva.

Fuggito di casa a causa della distrazione del suo padroncino, girava senza sosta per la città, incurante di quello che gli stava per succedere.

«Piccola bestiaccia, cosa ci fai qua?» Esclamò una voce metallica da dietro di lui.

Eddy si girò e, incuriosito, iniziò ad annusarlo.

«Non dovresti essere qui, lo sai?» Emise un suono metallico tipo sirena. Da dietro dei vicoli si avvicinarono altri umanoidi metallici che stavano circondando Eddy.

Il nostro piccolo eroe si avvicinò a uno di quei robot per annusargli i piedi.

«Che fai….

 

  • Interrompo perché ho sforato con i minuti. Da qui in poi considera che ho fallito l’eserciazio. –

«Che fai piccola bestiaccia? Non ti avvicinare.»

«Ci penso io AX-129, lascialo lì.»

Uno dei robot assassini raccolse da un sacco di spazzatura una boccetta di profumo.

«Chanel n.5, il dolce profumo della morte per te piccola bestia.»

Il malefico robot lanciò con forza la boccetta ed Eddy la schivò saltando sui piedi di un altro.

La boccetta s’infranse sul piede metallico, da dove iniziarono a uscire delle scintille.

«Che-e-e-e cos-a-a-a-a hai fatto… Imbecille.»

Delle scosse iniziarono a propagarsi dalla gamba in su.

«AX-129 ha un malfunzionamento. Richiedere smantellamento. Richiedere smantellamento.»

«T-t-t-t-u non mi smallen-t-t-t-t-i. I-o-o-o-o-o sma-a-a-a-allento te.»

«Allarme. Allarme. Allarme. Richiesto supporto.»

Il robot mal funzionante assalì gli altri, staccando braccia, gambe e teste.

Il nostro piccolo cagnolino Eddy, non capendo cosa succedeva, trovò la strada di casa e dormì sul letto del suo padroncino.

Il cane Eddy è un eroe

Tu cosa ne pensi di questa piccola storia?

Lo so, ho sforato nei tempi, la storia sembra quella adatta per i bambini a cui piace la fantascienza e la conclusione non si può leggere.

Del resto è meglio concludere un lavoro, senza esigere la perfezione, giusto?

Dedicato alle tue storie.

www.antonioalfiere.com

Tu non SEI creativo se… e ripeto se…

8 maggio, 2017 | | No Comment
Tu non SEI creativo se... e ripeto se...

Tu non SEI creativo se… e ripeto se…

Tu sei creativo.

Non ci credi?

Quando arriverai alla fine di questo testo mi darai ragione.

Prima di procedere, comunque, ti faccio una dovuta premessa.

L’idea, e la copiatura anche, di tutto questo mi è venuta leggendo questo articolo:

http://www.joelheffner.com/2016/09/23/you-are-not-creative-if/

Evito di farti la traduzione parola per parola. Preferisco masticarne il tutto e regalarti un mio personale parere.

Lo so, non è bello scopiazzare. Concedimelo per questa volta, ok?

Tu non sei creativo quando…

… Quando pensi di NON esserlo.

Suona assurdo e pazzesco, posso comunque garantire la veridicità di questa affermazione.

Quando pensi di NON poter fare qualcosa, in automatico ti metti davanti un bel muro e ti dai una zappa sui piedi. E fa pure male.

Vediamo il metodo, suggerito dall’autore, per diventare più creativo:

  1. Prendi carta e penna; non bloc notes, wordpad o altri programmi di videoscrittura; prendi Carta e penna;
  2. Scrivi il problema/idea/obbiettivo;
  3. Inizia a scrivere una lista di possibili modi per risolvere il problema, realizzare la tua idea, raggiungere il tuo obbiettivo ecc.
  4. Quando hai finito di scrivere la tua lista, pensa a cos’altro puoi aggiungere in lista da una diversa prospettiva.

Il punto 4 è quello cruciale.

Pensa a come risolverebbe il problema, come realizzerebbe l’idea, come raggiungerebbe il suo obbiettivo Leonardo da vinci. Che cosa farebbe?

Che cosa farebbe invece il tuo peggior nemico?

I tuoi amici ce la potrebbero fare? E in che modo?

Un architetto, bancario, pittore, come affronterebbero la cosa?

Sei creativo quando guardi le cose in una diversa prospettiva

Quando guardi il mondo nella stessa angolazione rimane tutto uguale.

Una monotonia che ti uccide.

Nel momento in cui osservi in modo diverso, le tue prospettive cambiano.

Questo mica vale solo per risolvere problemi, realizzare le tue idee e raggiungere i tuoi obbiettivi.

No.

Vale anche per quando scrivi e racconti storie.

Invece di scrivere il tuo problema/idea/obbiettivo nel punto 2, scrivi nome personaggio/titolo libro/genere della storia.

Al punto 3 scrivi caratteristiche/nomi capitoli/personaggi.

Al 4 guarda il tutto da una diversa prospettiva e continua. Magari pensa come uno dei tuoi personaggi.

Tu sei creativo, hai ancora dei dubbi?

Dedicato alle tue storie

Antonio Alfiere

www.antonioalfiere.com

Ho bisogno di te, aiutami

Vorrei che in tanti leggano i miei lavori, mi aiuteresti?

  • Condivideresti questo articolo sui social?
  • Lasci un commento?

Grazie per aver letto fin qui.

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Il lettore si specchia nella tua storia

5 maggio, 2017 | | No Comment
Il lettore si specchia nella tua storia

Il lettore si specchia nella tua storia

Da bravo lettore che sono, ti do una dritta per scegliere i tuoi migliori romanzi e per scrivere storie coinvolgenti.

Nulla di artefatto, misterioso o chissà quale tesoro nascosto. Parlo di una caratteristica del “Viaggio dell’Eroe”.

Se hai letto il report gratuito che ti do in regalo sai già di cosa sto parlando. In alternativa lo puoi scaricare adesso.

Questa caratteristica permette di “acchiappare” lettori. Tu stesso l’avrai sperimentata più volte nella vita.

Parliamo dell’identificazione con i personaggi di una storia, il motore di tutta letteratura del mondo si può dire.

Senza identificazione manca il coinvolgimento. Senza coinvolgimento non c’è interesse, quindi la storia è spazzatura.

Il lettore vuole essere quel personaggio

Non esiste racconto in cui qualcuno non ci si specchi.

I motivi sono 3:

  1. Le storie, di qualunque tipo, evocano in noi vicende che abbiamo già vissuto;
  2. oppure ci fanno entrare così tanto nelle vicende narrate che alla fine siamo noi, nell’immaginazione, a viverle;
  3. Infine un personaggio è così ben caratterizzato, come passato, azioni e parole, da apparire come proiezione di noi stessi.

Ti preciso una cosa importante: l’identificazione è un atto naturale, non c’è bisogno di forzarla, succede.

Certo che una storia ben costruita, con personaggi ben delineati e un’ambientazione evocativa fa per forza la differenza.

Immagina che…

…il tuo pubblico si identifichi con i tuoi personaggi.

Ecco.

Come storyteller, scrittore, sceneggiatore, ecc. Avrai centrato il punto.

L’obbiettivo non è creare storie che rimarranno nella storia.

No.

L’obbiettivo è creare storie che coinvolgono, dove il pubblico si può identificare.

E tu, e anche io, come lettore, come spettatore, vogliamo essere coinvolti quando leggiamo un libro o vediamo un film.

Quando siamo coinvolti cosa otteniamo?

Viviamo noi stessi quella storia.

Viviamo noi stessi quell’avventura, troviamo quel tesoro, viviamo quell’assurda storia d’amore e altro ancora.

Ti auguro di aver capito questo mio delirio quotidiano.

Dedicato alle tue storie.

Antonio Alfiere

www.antonioalfiere.com

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Esercitazione di scrittura: ponte e cerchio?

4 maggio, 2017 | | No Comment
Esercitazione di scrittura: ponte e cerchio?

Esercitazione di scrittura: ponte e cerchio?

Ammetto che mi sono fissato sull’esercitarmi perché ho poca fantasia per nuovi post. Infatti è faticoso scriverne uno al giorno, anche sotto le trecento parole.

Sono andato di nuovo dal mio generatore casuale di esercizi di scrittura, ho cliccato sul pulsante e…
Scrivi almeno 250 parole su un ponte e un cerchio.

Ecco, un soggetto piu’ facile non si poteva avere?

Va bene che ho “sbadatamente” ignorato i primi due con almeno 600 parole ciascuna…

…Ma qui cadiamo sempre sull’horror o sul fantasy.

Robert non doveva andare sotto il ponte

Robert McFrost era un tranquillo e pacifico rapinatore seriale.
Gli bastava poco per vivere bene: migliaia di monete d’oro, donnacce delle taverna di Grim Wood, ettolitri di birra, una sana alimentazione a base di carne grassa e passare ore nella bisca clandestina di mastro Gordon.
Ogni tanto le sue monete d’oro finivano e doveva procurasene di nuove.
Tra Grim Wood e la città di Holden’s Rock c’era il fiume Yli, attraversabile grazie al Yli’s Bridge, fatto di legno nero proveniente dalla lontana Kalimsor. Si narrava, senza prova alcuna, che quel legno proveniva da un antico e terribile tempio.
L’Yli’s Bridge, comunque, era il passaggio obbligato di molti mercanti e nobili che dovevano spostarsi. Nessuno aveva mai accusato eventi strani o bizzarri al suo attraverasamento nonostante strane storie che si raccontavano in giro.
Il nostro bel sfigurato e puzzolente Robert McFrost, ebbe un bel giorno l’idea di procurarsi il denaro da chi attraversava l’Yli’s Bridge. Visto che passavano tanti ricchi per quel ponte, sarebbe stata una buona idea fargli presente che aveva bisogno di denaro, giusto?
Prese la carcassa di un povero cavallo morto e l’adagiò in mezzo al ponte. Per nascondersi andò sotto il ponte, incurante dell’acqua e pronto a piombare dietro al primo malcapitato.
Con l’acqua che lo copriva fino alla gola, guardava in alto attraverso le travi di legno in attesa.
A mezzodì successe una cosa molto strana: Robert McFrost notò un cerchio bianco ricoprire la largezza del sotto ponte.
Prima non c’era. Com’era possibile che fosse comparso così, all’improvviso?
C’erano delle scritte e il nostro eroe iniziò a leggerle.
«Bianco come il cadavere, nero come la notte, vado verso il dolore e addio alla sorte»
Il cerchio divenne rosso. Il ponte tremò. Robert McFrost rimase scosso.
La luce scomparve, l’acqua non bagnò. Robert McFrost vide cadere delle larve.
«Chi sei tu? Sei brutto come un verme schiacciato.»
Dentro al cerchio comparve una figura incappucciata con barba lunga e un bastone raggrinzito in mano.
«Io… Sono Robert…»
«No, tu sei un idiota! Chi ti ha detto di andare sotto il ponte e leggere le scritte sul cerchio? Rispondi.»
«Nessuno… Io volevo solo… Farmi un bagnetto…»
Tese il bastone verso Robert e pronunciò una frase incomprensibile. Una scarica elettrica invase le ossa del nostro povero rapinatore.
«Ti ho detto di rispondere. Chi ti ha detto di andare sotto il ponte e pronunciare l’evocazione?»
«Nessuno, avevo bisogno di soldi.»
«Hai bisogno di soldi e vieni qua a fare evocazioni? Chi sei tu? Rispondi!»
Robert tremava e non si era accorto delle lacrime che gli scendevano dal viso. «Mi chiamo Robert McFrost, di Grim Wood. Avevo bisogno davvero di soldi e volevo rapinare qualcuno. Ho letto per sbaglio le scritte qui, mi scusi.»
«Ma che scuse e scuse, miserabile decerebrato. Chiedi scusa dopo il fatto compiuto. Si vede che sei un demente.»
«Non mi polverizzi signor mago, per piacere.»
«Non sono un mago razza di coniglio. Aspettavo un’altra persona e sei arrivato tu.»
«Chi aspettavate signore?»
L’uomo con la barba lunga puntò di nuovo il bastone verso McFrost per dargli un’altra scarica.
«Non sono affari tuo stupido. Ora dimmi, cosa fa un’alba in una notte rossa?»
Robert scosse la testa più volte per riprendersi, «non lo so signore, non lo so proprio.»
«Proprio come immaginavo: non sei nemmeno un predestinato. Addio Robert McFrost, il demente.»
L’uomo incappucciato pronunciò una serie di parole in una lingua sconosciuta; agito le mani formando due cerchi e puntò i diti indici verso il nostro povero malcapitato.
Robert svenne.
Quando si risvegliò sotto il ponte nero il cerchio non c’era più. Dal naso usciva del sangue e i suoi occhi guardavano in direzioni opposte.
Risalito sul ponte iniziò a girovagare senza meta quando incontrò un viandante.
«Signore, sta bene? Come mai è così fracido? Non sente freddo?»
«I-i-i-o son-o-o-o Robert. Robert. Robert.»
«Ah… Sì, sei Robert, piacere. Buona giornata.»
«Io son-o-o-o-o Robert, Robert Robert. Ci-a-a-o.»
E fu così che da quel giorno la piccola cittadina di Grim Wood ebbe il suo scemo del villaggio.

Esercitazione conclusa, andate a casa

Sono stato un po’ crudele con il povero Robert.

Oppure è stato Robert così stupido?

Dedicato alle tue storie.

Antonio Alfiere

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Esercitazione di scrittura: persi nel deserto

3 maggio, 2017 | | No Comment
Esercitazione di scrittura: persi nel deserto

Esercitazione di scrittura: persi nel deserto

L’esercitazione di oggi, presa dal sito http://www.chaoticshiny.com/wegen.php, prevede:

Scrivi almeno 300 parole su un inizio di relazione, uno specchio e un deserto. Focus sul dialogo.

Ammetto che non sono sicuro del risultato ottenuto. Mi auguro di aver centrato l’obbiettivo dell’esercitazione e che la lettura ti sia gradevole.

Non pretendo la perfezione. Pretendo una bella storia da leggere e che ti rimanga dentro.

Buona lettura

Persi nel deserto

Lei era là, dentro il bagno. Il suo nudo corpo esile, dalla pelle pallida e dalle forme delicate rifletteva sullo specchio davanti a me.

Lo faceva di proposito a tormentare il mio animo inquieto in questo modo?

Non gli bastava essere entrata dentro la mia anima a ossessionarmi col desiderio di stringerla per sempre a me?

Elena girò il capo verso lo specchio e mi sorrise. «Vuoi rimanere a fissarmi lì in eterno Anselmo?»

«Può darsi di sì, come una settimana fa.»

«No, risparmiamelo. Mi mangiavi con gli occhi in mezzo a tutte quelle persone. Ti avrei preso a schiaffi in quel momento.»

Mi alzai dal letto e mi affacciai alla finestra: volevo perdermi in quel deserto davanti a me, volevo cancellare quell’attrazione verso di lei.

Avevo fallito

«Da quel giorno mi hai maledetto. Sarai forse una strega?»

«Certo che lo sono» rispose avvicinandosi a me, «una di quelle molto cattive e terribili.»

«C’è un rimedio a questo maleficio che mi hai mandato?» Volevo scherzarci sopra, anche se dentro di me ribollivo come un vulcano.

«No, non c’è rimedio. Non c’è soluzione.»

Mi voltai, i suoi occhi azzurri risvegliavano qualcosa in me che non conoscevo.

«Ci conosciamo da poco tempo e siamo già arrivati al punto di non ritorno Elena.»

«È la prima volta per me. Non mi era mai successo.»

«Non era mai successo anche me.»

Appoggiai le mie mani sui suoi fianchi. Lo specchio rifletteva noi due, illuminati dalla luce del sole. Sullo sfondo si vedeva il deserto, come se in quell’istante non ci fosse nient’altro che noi.

«Domani potrei essermi stancata di te. Da brava strega cattiva.»

«Domani potremmo risvegliarci di nuovo qui, insieme.»

«Lo vorresti?»

«Non lo so. Sta succedendo molto in fre…» Mi interruppe dandomi un bacio.

Ero stordito e spaesato. Troppe emozioni in una volta sola.

«Domani… Non ci sveglieremo Anselmo. Continueremo a vivere qui…»

Fu così che iniziò la mia tormentata storia con la strega del deserto.

L’esercitazione continua

Adesso perché non ci provi tu?

Così come ho fatto io, scrivi anche tu almeno 300 parole sull’inizio di una relazione, uno specchio e un deserto.

Le linee guida sono generiche, quindi il risultato sarà variabile comunque.

Io mi sono attenuto a scrivere poco più di 300 parole, tu potresti scriverne di più e ottenere un risultato molto migliore del mio.

Dacci dentro.

Dedicato alle tue storie

Antonio Alfiere

www.antonioalfiere.com

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